Prosegue il racconto della mia famiglia d’origine …
Per i miei genitori, Il valore della famiglia, anzitutto! Far crescere i figli in un ambiente sano, dignitoso, pulito e amorevole. La prevenzione e l’attenzione alla salute certamente avevano la precedenza. La necessità di sopperire alla carenza di iodio, spesso riscontrata nelle persone che vivono in montagna, associata alla possibilità di poter godere dei vari benefici che offrono il mare e il sole, trovavano condivisione di finalità e concreto sostegno nelle colonie marine. Lo stipendi del papà, quale falegname dipendente del Villaggio Sanatoriale di Sondalo (oggi Ospedale Morelli), sebbene arrotondato con l’introito del negozietto di scarpe gestito dalla mamma, produceva un bilancio familiare dignitoso, ma modesto, che non poteva certamente contemplare la vacanza in albergo per tutta la famiglia. Come non cogliere quindi l’opportunità, prospettata dalle colonie, per organizzare le nostre vacanze estive? Opportunità favorita oltretutto dall’aspetto socializzante e formativo per la crescita dei bambini e che concedeva una pausa all’impegno genitoriale.
Queste strutture, sorte a fine ‘800 per curare bambini affetti da tbc, potenziate nel periodo fascista, soprattutto nella riviera romagnola, con finalità curative, ricreative, sportive, propagandistiche e rivalutate nel dopoguerra – fino agli anni ’80 – per ospitare i figli dei dipendenti di grosse aziende, anche con contributi pubblici, si trovano oggi in uno stato di totale decadenza.
I bambini, di età compresa tra i 6 e i 12 anni, iscritti alle vacanze nelle colonie convenzionate con il Villaggio, venivano suddivisi in tre turni, della durata di quasi un mese ciascuno. Ad ogni turno partecipavano circa 500 bambini, distribuiti poi in squadre di circa 25-30 bimbi, affidate ciascuna ad una signorina/assistente.
E così io e i miei due fratelli, per 6 anni, avevamo il mese di mare assicurato. Non ci veniva chiesto: “vuoi” o “ti piacerebbe andare”. E nessuno aveva il coraggio di tentennare, fare capricci, o disubbidire. Quello era il programma, che ci veniva proposto come un grande regalo.
Qualche giorno prima della partenza, c’era l’incontro con gli organizzatori per l’appello, il ritiro del numero di matricola, della nota-corredo, della divisa (maglietta a righe, pantaloncini e cappellino bianco), del regolamento, con luogo, data e orario di ritrovo, nonché la destinazione. La mamma si attivava subito per preparare le valigie con tutto il corredo, precedentemente marcato con il numero di matricola assegnato, e con la copia dell’elenco incollata all’interno della valigia. A tal proposito, inseguendo la cultura del ‘nulla si butta’, ancora oggi, dopo 65 anni, ho ritrovato la mia valigia con la nota corredo.
Un po’ di magone al momento del distacco, appena consegnati alle ‘signorine’, faceva venire il groppo in gola, ma bisognava farlo passare subito … Forse l’attrazione del viaggio, il treno, l’aranciata da comprare alla stazione di Milano, o qualche amichetta ci venivano in aiuto!
Non ho mai dimenticato, tuttavia, la prima esperienza, a 6 anni, a Sestri Levante, in una colonia gestita dalle suore dell’Opera Pontificia. Fu molto lacerante: il distacco, la lontananza, la timidezza, l’incomprensione e la severità delle assistenti, delle suore, il cibo che mi costringevano a mangiare … Ricordo che dopo i pasti andavo a nascondermi nella pineta e vomitavo il cibo ingoiato contro voglia.
La comunicazione con la famiglia era quasi inesistente. C’era un unico telefono in direzione che veniva usato solamente per le urgenze. Era concesso ricevere lettere e cartoline, consegnate ai destinatari con annuncio tramite altoparlante, durante il pranzo. Un momento emozionante, di attesa, speranza, gioia o delusione. Un pomeriggio veniva poi dedicato all’acquisto delle cartoline da scrivere ai propri cari.
Le esperienze degli anni successivi andarono via via migliorando. Riaffiorano quindi anche tanti ricordi belli: le amicizie, i giochi, i bagni, il concorso del miglior castello di sabbia, la ginnastica mattutina, seguita dall’alza-bandiera accompagnato dall’inno ‘Fratelli d’Italia’, le passeggiate in pineta, il cinema all’aperto, nonchè il pomeriggio dell’acquisto dei ricordini da portare alle persone care.
Devo poi ammettere di avere usufruito, durante le mie ultime vacanze in colonia, di un grande privilegio. Il papà, per curare i suoi problemi di artrosi, prenotava una settimana di mare in una pensioncina vicina alla colonia ed aveva il permesso di farmi visita, ogni mattina, mentre eravamo in spiaggia. Era bello, socievole, amico del bagnino, delle signorine, scherzava e confortava tutti i bambini. Le foto rievocano quei momenti di felicità.






