1979– Gruppo Folcloristico di Grosio durante la Festa dell’ospite. Pomeriggio dedicato ad un’ospite speciale: la Marchesa Margherita Visconti Venosta(al centro con la presidente del gruppo Franca Dell’Acqua)
Come nasce il gruppo folcloristico di Grosio
il Ventennio
il dopoguerra, tra il 1950 e il 1960
la rinascita nel 1975 con gestione Pro Loco (presidente Gian Franca Dell’Acqua)
dal 1982 proseguimento del gruppo in autonomia fino ai giorni nostri
Il Ventennio
Durante il Ventennio, ricordato anche per il grande fermento di lavoratori occupati nella costruzione di centrali idroelettriche, sanatori, palazzi scolastici e numerosi edifici e opere di pubblica utilità, anche le attività sportive, culturali e ricreative, organizzate nei vari Dopolavoro, secondo un programma uniforme per tutta la nazione, andavano di pari passo. Sagre, manifestazione, opere teatrali, competizioni, raduni e sfilate, programmate dai Circoli ricreativi, durante il “sabato fascista”, dovevano non solo divertire, rilassare e formare corpo e mente, ma anche promuovere, con orgoglio patriottico, cultura, tradizioni locali e bellezze d’Italia, a partire dal paesello fino a Roma. Ovviamente, il tutto avveniva sotto l’egida del modello politico di quel periodo.
La costruzione delle centrali idroelettriche AEM, sorte in quegli anni a Grosio e Grosotto, con lungimiranti prospettive di sviluppo economico, aveva tuttavia generato anche qualche tensione tra l’ente gestore, gli amministratori e la popolazione locale. E’ probabile che si sia cercato di riportare equilibrio e serenità, cogliendo al volo – in sintonia con i dettami del Regime e del circolo OND grosino – l’opportunità di promuovere l’immagine di Grosio e del suo territorio anche attraverso la tradizione popolare del costume. Esso avrà un ruolo di protagonista in eventi, sfilate, esibizioni e concorsi, con trasferte anche in numerose ed importanti città. L’esigenza di ordine e di organizzazione fa nascere il gruppo folcloristico, numeroso e attivo, che non avrà bisogno di inventare grandi cose, poiché già è dotato di tutti gli ingredienti per un buon successo: lo splendore dei variegati costumi e la giovialità dei Grosini saranno i due assi nella manica del gruppo, ai quali si aggiungeranno simpatiche presentazioni delle mude, canti e balli, per lo più improvvisati, ma che trasmettono sentimenti di allegria, amicizia e solidarietà. Le colorite testimonianze di Toni del Trepalìn (1917-2010), uno dei componenti, così come quelle di altre persone anziane, sono state preziose per ricordare e tramandare il genuino folclore grosino.
Il dopoguerra, tra il 1950 e il 1960
Dopo la dolorosa pausa bellica, il gruppo grosino prova a rialzarsi, cercando di ritrovare i vecchi partecipanti e arruolandone di nuovi, in modo da conservare il legame col passato. Diversi componenti sono anche dipendenti dell’AEM, la nuova centrale di Grosio, alcuni dei quali impegnati nelle attività del CRAEM, circolo ricreativo aziendale. Si riesce così ad ottenere una buona sponsorizzazione, che permetterà al gruppo di investire sulla didattica, sostituendo, nei momenti di intrattenimento, l’improvvisazione con canti e balli appresi con metodo e prove costanti.
Gruppo folcloristico – 1956
Un maestro, proveniente dalla scuola di danza milanese “Nino Rota”, accetterà l’incarico di guidare il gruppo di ballo, per un breve periodo, elaborando, sul ritmo del saltarello, una bellissima coreografia a 4 coppie. Il balletto, denominato “il Saltarello”, sarà accompagnato dalla fisarmonica del giovanissimo Michele Capetti che, ancor ragazzino di 13-14 anni, già aveva dato prova delle sue abilità musicali. Nella foto è il ragazzo con la fisarmonica.
Contemporaneamente si cerca di perfezionare l’attività canora, passando dai canti popolari spontanei, all’apprendimento di nuove canzoni, alcune delle quali armonizzate e scritte appositamente per la compagine canora, guidata dal maestro Busìn di Sondrio. Risalgono a quel tempo: Grosio è così, sulla melodia di Nannì, con testo adattato alla realtà grosina da Leo Tancini (E’ Grosio di Valtellina, la gemma più preziosa, a Grosio ogni bambina, è un bel bocciol di rosa …). Poi Ghita e Toni(arrangiamento di G. Buffi), Preghiera del mal maridè, la parodia Cozzine-Grosine (testo di Ghilotti Paolo –Laura), Quattro cavai che trottano e La bella fidanzata. Lo stesso Leo Tancini, famoso showman tiranese di quel tempo, viene invitato ad animare il gruppo.
Tra i responsabili dell’organizzazione si ricordano Alberto Franzini (Albertode la Bergamasca), Bruno Gatti e Aldo Dalla Palma. Per una decina d’anni il gruppo folcloristico partecipa a numerose manifestazioni, riportando soddisfazioni e successo, divertendo e promuovendo l’immagine di Grosio. Verso la fine degli anni cinquanta, a seguito di alcune difficoltà di gestione, il gruppo inizia lentamente a sciogliersi. Restano tuttavia sempre vivi e inalterati, nel Grosino, l’orgoglio per il costume e la gioia di indossarlo ad ogni evento civile o religioso.
Agli inizi degli anni settanta, quando chi scrive giunge a Grosio, alcune persone anziane continuano spontaneamente ad indossare l’abito da lavoro, durante i giorni feriali, e l’abito della festa, durante le domeniche. Lungo la statale 38 dello Stelvio, che allora attraversava il paese, cominciavano ad affluire un po’ di turisti: sciatori, vacanzieri estivi, familiari dei numerosi degenti del Villaggio Sanatoriale di Sondalo. Ebbene, capitava spesso di vedere i forestieri fermare improvvisamente la macchina per fotografare le sfilate di queste meravigliose donne in costume, che si recavano a messa.
La vita e il lavoro in albergo, favoriscono l’occasione di incontrare tante persone, di ascoltarne i ricordi, i desideri e di intuire le loro passioni. Come non ricordare la spassosità di Rodigari Antonio-Tony del Trepalin, di Tramanzoli Giorgio-Balai, di Cecini-Cicion e del Ceci della Vernuga. I racconti e le confidenze degli anziani che ogni giorno venivano al bar del ‘Sassella’ per il consueto calicino, evidenziano alcuni valori dell’animo grosìno: il profondo senso di appartenenza alla loro comunità e il forte legame alle tradizioni, al mondo contadino, valori meno radicati, altrove. Emergeva costantemente il sentimento di orgoglio nei confronti del loro costume e allo stesso tempo trapelava una velata sofferenza per il timore di vederlo piano piano scomparire. Scoprivo che quasi in ogni casa le giovani custodivano nei bauli, tra la naftalina, i costumi ereditati da genitori e nonni.
Sentivo il desiderio e il dovere di fare qualcosa, ma anche l’impotenza e soprattutto il timore di turbare quell’intimità generata da sentimenti così radicati. L’ambiente in cui vivevo mi permetteva di sintonizzarmi con le esigenze di un mondo che si stava aprendo a una politica turistica, con la nascita delle Regioni, Ept provinciali, Aziende di soggiorno e Pro Loco. Cominciai ad immaginare e ad intravedere la possibilità di coniugare patrimonio culturale e paesaggistico con un progetto turistico equilibrato, rispettoso e ben strutturato a livello locale. Mentre si recuperavano storia e tradizioni, valorizzando le bellezze artistiche e naturalistiche, con un progetto di fruibilità ordinata, si sarebbero create le basi di una politica di turismo culturale, che avrebbe portato slancio non solo alle strutture ricettive, ma anche a tutti i settori interessati allo sviluppo economico del paese.
L’albergo, crocevia di notizie, fungeva anche da ufficio informazioni. Bormio si stava attivando per confezionare un costume da contadinella che potesse aiutare ad intrattenere i turisti. Il costume grosino faceva gola a tutti e spesso Enti turistici e organizzatori di eventi, lo chiedevano in prestito, per farlo indossare a ragazze prestanti, non tenendo conto del valore intimo, affettivo e personale dell’abito. A volte, per vivacizzare le sagre, venivano richieste alcune coppie in costume. Nella foto del 1974, un mini gruppo alla sagra dei pizzoccheri a Teglio.
Quando nel 1975 mi fu chiesto di entrare nel consiglio di amministrazione della Pro Loco, della quale fui eletta subito presidente, le mie prospettive, cominciarono ad assumere una forma più definita. Dalle finalià dello Statuto subito predisposto per regolarizzare l’Ente e poter procedere con l’iscrizione all’Albo regionale, emergeva chiaramente l’importanza della promozione turistica, attraverso le risorse del proprio territorio. Pertanto, dopo una preliminare campagna di sensibilizzazione a favore di una mentalità turistica, due progetti ebbero la priorità: il recupero del Carneval Vécc, per ridare dignità e un giusto ruolo alle maschere tradizionali grosine (che da diversi anni arricchivano solo le sfilate della Valcamonica) e la costituzione in veste ufficiale del Gruppo folcloristico. Gruppo capace di creare quell’amichevole condivisione di valori su cui costruire un più ampio progetto di promozione. L’unicità del costume doveva diventare il primo volano di attrazione per far conoscere Grosio. E gli abiti tradizionali potevano così uscire dagli scrigni, essere arieggiati, ricomposti e mostrati in tutto il loro splendore, per raccontare la loro storia e poter riacquistare tutta la loro naturale dignità.
La composizione del gruppo comportò tanto lavoro. Nel rispetto e in continuità con il passato, si decise di interpellare alcuni componenti della compagine attiva fino al 1960. La prima persona che condivise pienamente il progetto e il metodo fu Michele Capetti, appassionato fisarmonicista che già aveva partecipato, negli anni cinquanta, alle ultime attività del vecchio gruppo. Insieme identificammo e contattammo alcune coppie, disponibili a rimettersi in gioco, a ricreare, passo dopo passo, la coreografia del Saltarello. Indimenticabile l’impegno di Carla e Bruno, Rita e Aldo, Caterina e Giovanni, nell’accompagnare le nuove leve verso i primi passi.
Anche la difficoltà e la diffidenza iniziali nel reperire giovani disposti a investire tempo ed energie in questo progetto, piano piano, si superarono. Basti pensare che dopo circa un anno – nell’estate del 1977– durante una manifestazione al passo dello Stelvio, per ricordare i caduti della prima guerra mondiale, i componenti del gruppo erano già una cinquantina.
1977 – Gruppo folcloristico di Grosio al Passo dello Stelvio
L’esercitazione del gruppo danzante avveniva con prove settimanali in vari sedi (Albergo Arzentina, Albergo Sassella, sede/ufficio turistico della Pro Loco al Palazzaccio (ora Cooperatica Contadina), sotto la regia di validi maestri, quali Rinalda Morlini, in un primo periodo, poi Uldino Zampirollo, sempre accompagnati dalla fisarmonica dell’instancabile Michele e supportati a volte dal saxofono di Rocco Scarpari. Oltre al Saltarello, si impararono altri balletti coreografici: si ricordano il Balletto dei nastri, Il Valligiano, La mietitura.
Dal 1982 il gruppo ha proseguito il suo cammino fino ai giorni nostri.
Anche il gruppo degli appassionati cantori iniziò un percorso didattico, con prove settimanali, sotto la regia dell’avv. Vittorio del Curto, sostituito a volte da Amedeo Pruneri o da Marino Antonioli. Ben presto il repertorio si arricchi di canti attinti dalla tradizione montanara, di canti degli alpini oppure del folclore regionale e italiano. Memorabile ed emozionante il canto Se diventar potessi un usignolo ( armonizzato dal maestro Del Curto), oppure Valtellina bella (testo e armonia di R. Scarpari). Vedi repertorio.
Franca con la Marchesa-1979
Mendrisio
Erlangen 1979
Erlangen-premiazione
Erlangen
Maria consegna bambola al sindaco
Premadio 1978
In Villa Visconti
Mendrisio
Tirano
Tirano
Tirano
Erlangen 1979
Erlangen
Erlangen
Ticino
Lugano
Quando nel 1978 fu rinnovato il consiglio della Pro Loco e la riconfermata presidente fu affiancata da Michele Capetti, quale vicepresidente, e da alcuni componenti del gruppo, quali consiglieri (Ghilotti Giacomo, Antonio Montagner, Uldino Zampirollo, Giovanni Rodigari e Zanini Giuseppe), iniziò un periodo carico di sinergia e collaborazione tra i due enti, che si concretizzò in numerose attività. Onde ben definire ruoli, responsabilità ed autonomie, si predispose uno statuto/regolamento del gruppo folcloristico, che prevedeva l’elezione di tre responsabili ai quali affidare l’organizzazione e il programma. L’’esercizio finanziario e amministrativo restava di competenza alla presidente della Pro Loco, la quale, per ulteriori esigenze di chiarezza, teneva comunque distinte le contabilità tra il gruppo, i lavori al Bivacco Duilio e tutte le altre attività della Pro Loco. Furono eletti responsabili i due maestri, mentre a Giacomo Ghilotti fu affidato il ruolo operativo del gruppo.
Oltre agli impegni delle prove settimanali ed alla partecipazione ai vari eventi, il gruppo organizzava infatti, in piena sinergia con la Pro Loco, le varie manifestazioni di intrattenimento in paese, che durante l’estate richiedevano presenza e operatività quasi continua. Per questo scopo, fu commissionata alla ditta Letep-Pedranzini di Bormio la costruzione di una grande pedana, con strutture portanti in ferro, si acquistarono numerosi tavoli e panche pieghevoli, attrezzature varie per grigliate e per servizio bar e spuntineria all’aperto, nonchè alcuni box per contenere e riporre tutto l’occorrente.
E la collaborazione si allargava anche ad altre iniziative programmate dalla Pro Loco: dalla sistemazione dei sentieri, alla messa in opera di cartelli segnaletici in Valgrosina, dalla realizzazione del Bivacco Duilio Strambini (specialmente durante la fase di getto della piattaforma di appoggio, che vide in prima linea Giacomo Ghilotti, Antonio Montagner, Remo Spinoni e Giuseppe Cecini Spela con il gruppo amici fabbriceria di Malghera), alla organizzazione del Carneval vécc con le tradizionali maschere, riesumate da anni di torpore, con grande gioia di Toni del Trepalin.
Si ricordano le seguenti uscite tra il 1977 e il 1981: Passo Stelvio in ricordo dei caduti prima guerra mondiale, Consiglio di Rumo, concorsi gruppi folcloristici, Brescia, Lugano, Bellinzona, Mendrisio, Milano,Tirano, Premadio, Mantova, Cremona, Erlangen (Germania) e la memorabile festa dell’ospite al piazzale Rinaldi, animata dal noto presentatore Claudio Lippi).
Gruppi familiari e altri componenti: Marcellino, Rita, Alderina con Stefania e Roberto, Pina con Monica e … Aurora, Maria, Carmela, Franco, Giuliano, Fausta, Carla
Fisarmonicista: Michele
Maestri ballo: Zampirollo, Rinalda
Maestro coro: Vittorio Del Curto, Amedeo
Dal 1982 il gruppo ha proseguito il suo cammino fino ai giorni nostri.