
Il Bivacco si trova in Valgrosina occidentale, nei pressi del lago Scapellaccio, lungo il sentiero che da Malghera conduce al passo di Sacco. Ricorda Duilio Strambini, forte e generoso alpinista grosino, guida Alpina, caduto in Grigna il 26 maggio 1978 per la beffa di un fulmine. Dal 1986 ricorda anche Antonio Strambini, caduto tra le Cime di Redasco nel maggio di quell’anno.
Chi era Duilio
Duilio Strambini è stato definito “il sorriso della Valgrosina”. E chi lo ha conosciuto, come la scrivente, non può che essere d’accordo.
Il suo aspetto bonario e genuino, era un tutt’uno col suo sguardo solare e sorridente. Amava concentrarsi in solitudine sul suo lavoro, sui suoi progetti e sulle sue passioni, ma sapeva anche coltivare amicizie profonde e condividere generosamente il suo mondo. E i suoi occhi si illuminavano, rispecchiando le sue emozioni, soprattutto quando raccontava delle sue montagne.
Nato a Grosio nel 1947, dopo la maturità classica si era laureato in architettura a Milano, riuscendo a conciliare lo studio con il suo più pulsante interesse per l’alpinismo. Il corso per ufficiali alla scuola degli alpini di Aosta e la successiva assegnazione al “Tirano” di Malles con vari addestramenti sull’Adamello e sul Cevedale, sono mattoni importanti per la sua formazione, così come i corsi per la qualifica di Guida Alpina.
Dopo aver attinto a tutti i testi “sacri” sulla Valgrosina, con grande ammirazione per i loro autori – inglesi, tedeschi e italiani – e le loro imprese, avrà come punto costante di riferimento e di partenza la Guida di Corti e Laeng. Inizia così a seguire le antiche tracce dei pionieri dell’alpinismo in Valgrosina, a ripercorrere quegli itinerari, a riscoprirne di nuovi, a ricercare vie, angoli e passaggi sconosciuti per raggiungere le cime, sempre più ammaliato dal fascino della montagna, stupefacente in ogni stagione.
Amava spesso esprimere ed affidare le sue emozioni e le sue conquiste alle pagine di un diario: descrizioni minuziose di paesaggi, albe e tramonti, incontri, sensazioni, aneddoti, schizzi e disegni. Testimonianze che saranno poi preziosissime per meglio conoscere la vera essenza dell’alpinista e dell’uomo.
La sua attrazione e la sua profonda passione per la montagna erano sempre sorrette da un connubio di razionalità ed equilibrio, frutto di studio, tecnica, ricerca, addestramento, esperienza.
A soli 31 anni, tuttavia, la beffa di un destino crudele lo ha sorpreso sulla Grigna: messi in sicurezza i suoi allievi, al termine della scalata, mentre stava offrendo aiuto ad un’ altra cordata in difficoltà, che li seguiva, fu scaraventato nel vuoto dallo spostamento d’aria di un fulmine. Ed è stato un fulmine a ciel sereno anche per chi lo aveva conosciuto ed amato, per il mondo dell’alpinismo, per tutta la comunità.
Nel suo breve ed intenso transito terrestre ha lasciato tracce indelebili, evidenziate da tanti suoi amici del CAI attraverso numerosi scritti, nonché durante alcune serate commemorative a lui dedicate, che hanno messo in luce soprattutto l’alpinista Duilio: le sue ascensioni, scalate, arrampicate, l’apertura di nuove vie, non solo in Valgrosina, ma anche in gran parte delle vette Valtellinesi.
Ma Duilio non era solo un provetto alpinista, attivo nel CAI di Bormio e di Tirano, una guida alpina, un architetto, un professore, un marito e un papà. Poco conosciuta è la sua disponibilità all’interno della comunità di Grosio. Nonostante i mille impegni riusciva infatti a dedicare un po’ di tempo anche alla res publica del suo paese. Negli anni compresi tra il ’75 e il ’78 era stato eletto nel consiglio di amministrazione sia del Comune che della Pro loco (della quale ero presidente). Stavamo lavorando insieme al progetto della prima cartina della Valgrosina, con la toponomastica in dialetto e l’individuazione di sentieri, da numerare e da inserire in un più ampio progetto di proposta turistica e valorizzazione della valle, contemporaneamente alla pulizia e alla sistemazione degli stessi, nonché alla messa in opera della segnaletica, inesistente fino a quel momento. D’altronde, chi meglio di lui poteva conoscere la Valgrosina?
Come nasce l’idea del bivacco
Lo sgomento per la sua improvvisa scomparsa fece emergere anche tra gli amici della comunità grosina la necessità di lasciare una testimonianza concreta in sua memoria. La Pro Loco, in primis, d’intesa con alcuni rappresentanti del CAI, sezione di Grosio/Tirano – ricordo Giuliano, Franco, Bruno, Tonino, Piero Della Vedova, Bellesini – concordò sull’idea della costruzione di un bivacco, punto di appoggio per alpinisti ed escursionisti in transito in alta Valgrosina. Individuata insieme al Sindaco Cecini Giuseppe la località più adatta, la Pro Loco se ne fece carico assumendo l’impegno delle responsabilità progettuali, organizzative e finanziarie.
La realizzazione
Vennero affidati alla Ditta Letep di Pedranzini Egidio di Bormio il progetto e la realizzazione della struttura in materiale adatto al luogo ed allo scopo, conforme alle leggi vigenti (acciaio, lamiera zincata e materiale isolante), completa di arredi e accessori interni. Mentre il Geom. Antonioli Marino fu incaricato di seguire le pratiche burocratiche e la direzione lavori. Durante l‘estate del 1979 un gruppo di volontari, rappresentanti la Pro loco, la Fabbriceria di Malghera e uomini di buona volontà, si adoperò per individuare e sistemare il sentiero che dal Dòs di Cavai conduce al pianoro di Zapelasc e per pulire dai sassi e livellare il terreno sul quale creare la piattaforma di appoggio al prefabbricato, nonchè per trasportare fino a Malghera sabbia e cemento necessari per tale opere. Il 4 settembre 1979, con l’elicottero dell’Elitellina, atterrato in Malghera, si portò a destinazione tutto il materiale e nei giorni successivi, dopo aver preparato manualmente il calcestruzzo mischiato a ghiaietto recuperato in loco, si procedette alla gettata. Il 1° agosto 1980, la struttura prefabbricata è pronta. I pannelli smontabili, l’arredo e accessori vari vengono traslocati da Bormio fino a Malghera, per ridurre il percorso con l’elicottero solo all’ultimo tratto, mentre la nuda struttura viene trasportata a Fusino. Il 5 agosto l’elicottero porta poi a destinazione il tutto, con un grande fermento di operosità, di collaborazione e di entusiasmo. Egidio Pedranzini, con i suoi familiari e un buon gruppo di aiutanti lavoreranno fino a tarda sera per rimontare alla perfezione il bivacco e procedere all’ancoraggio.
Il 31 agosto 1980 ebbe luogo la cerimonia di inaugurazione ufficiale, con santa messa, benedizione e con la presenza di circa 300 persone, arrivate fin lassù per condividere un evento ricco di emozioni che hanno toccato il cuore. Tanti i soci del CAI di Bormio, Tirano, Sondrio, Milano, tutti amici di Duilio, i suoi familiari, ma anche tantissime persone comuni che amano la montagna, che hanno creduto in questo progetto e che in vari modi hanno dato un contributo per la sua realizzazione. Un caloroso grazie a tutti, anche per avermi dato l’opportunità di vivere dall’interno questa esperienza che mi riempie di orgoglio.
Il bivacco offre un rifugio, un’ospitalità d’emergenza a chi ne ha bisogno, all’escursionista di passaggio. La sua gestione e la sua cura sono affidate al buon senso delle persone che lo utilizzano, che amano e rispettano la montagna.
Restauro del bivacco – estate 2012
Trascorsi circa 30 anni dall’inaugurazione del bivacco, si sentiva il bisogno di un deciso lavoro di restauro. Un gruppetto di baldi volenterosi si è messo all’opera, con attrezzi e materiale necessari (forniti dal Comune e portati sul posto da un elicotterino, gentilmente procurato da Tonino). Una lunga giornata all’insegna della condivisione di fatiche, di abilità, di amicizia, d buon umore e di canti, per approdare decisamente a un lodevole risultato. Grazie!























