Grossùbtum – Grossùra

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Raììs

Grossùbtum ◄ Gròs ► Grossùra

Radici

Grosotto ◄ ► Grosio

San Faustino

I raììs sono le radici. Radici di un toponimo, origine e storia di un paese, radici di una persona, albero genealogico di una famiglia.

Così come solide radici rendono stabile l’albero e protendono i suoi rami rigogliosi verso il cielo, analogamente la conoscenza delle nostre radici più profonde e della nostra storia ci aiuta a crescere con più equilibrio, a meglio comprendere e ad affrontare con più slancio la vita.

Due paesi – Grosotto e Grosio – caratterizzati da un’unica radice – Gròs o Gròos, in base alla diversa pronuncia dialettale dei due Comuni – differenziatisi poi geograficamente e storicamente con particolarità ben definite, a volte in antagonismo fra loro, come spesso accade tra borghi confinanti.

Etimologia, localizzazione e indagine storica del toponimo Gròs/Gròos

Fra le numerose istituzioni ecclesiastiche presenti in Valtellina in epoca medievale, un ruolo di rilievo fu svolto dal monastero comasco di S. Abbondio, che seppe coniugare perfettamente il motto benedettino «ora et labora». Fondato nel 1010 e dotato di beni dislocati in varie zone della diocesi, contribuì, col concorso dei numerosi fittavoli che operavano alle sue dipendenze, alla bonifica e alla messa a coltura di una considerevole porzione dei terreni agricoli della valle abduana. Nella pieve di Mazzo le sue proprietà erano prevalentemente concentrate a Sondalo, ma aveva poderi e cascinali (masaricii) anche a Grosio, Grosotto e Sernio. Nell’anno 1080 Nanterio fu Arduino di Buccinigo, di legge longobarda, donava al monastero di S. Abbondio quattro masaricii situati nella pieve di Mazzo: in Grausuura (Grosio), in Grousuto (Grosotto) e in loco et fundo Serni (Sernio).

Sospendendo per un attimo la trattazione storica, facciamo una breve riflessione linguistica. Innanzitutto è facile rilevare come Grausuura e Grousuto presentino una radice comune con l’aggiunta dei suffissi locativi «sopra» e «sotto». Secondariamente, sebbene in questo documento non venga precisato, possiamo conseguentemente dedurre che il nome dei due paesi doveva dipendere da una località intermedia. Una conferma in tal senso l’abbiamo in un atto del 1150, relativo ad investiture vescovili, dove è menzionato il castrum de Groxio cum villis de Grossura et de Grossupto. Pertanto il nucleo antico dell’abitato di Grosotto, analogamente a quello di Grossura, faceva capo alla fortificazione eretta sul dosso roccioso che li separa. Chiarita l’origine dei nomi dei due paesi, emerge evidente l’infondatezza dell’ipotetica origine etrusca avanzata dal Quadrio, il quale faceva derivare Grosio da «Clusium» e Grosotto da «Rosetum»).

In ambito etimologico si è invece riaperto il dibattito sull’origine della radice «Gros». Infatti alla tesi, che si riteneva ormai consolidata, di una derivazione di Groxio  dall’etimo c r ö s, “incavo, concavo“, attribuibile al sostrato ligure (nel dialetto ligure la crö∫a è il sentiero incavato, il solco) e al latino medievale c r ö s u s, con significato ambivalente – concavo o convesso –  si è aggiunta una nuova proposta, avanzata dal celtista Guido Borghi. Il professore sostiene la possibile derivazione del toponimo dal sostrato preromano (celtico?) grˇausıˇiˇ, ossia (luogo) delle incisioni“. Ipotesi quantomai affascinante che avrebbe fatto gioire Davide Pace, scopritore delle incisioni rupestri grosine.

Fonti: Inventario Toponimi Comune di Grosotto a cura di Gian Franca Dell’Acqua, 2006.
Grosio – cinquemila anni di storia a cura di G. Antonioli, I. Mambretti, P. Ghilotti, G. Rinaldi

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