Appunti di un viaggio, iniziato l’8 settembre 1943, che testimoniano l’angoscia e lo smarrimento di tre giovani che in un istante riuscirono a cambiare il loro destino
Sono appunti scritti da mio papà Simone Dell’Acqua, classe 1919, a partire dall’ 8 settembre 1943, suo ultimo giorno di servizio bellico presso l’aereoporto di Gorizia. Egli raccontava spesso, con sofferenza e amarezza, l’esperienza di quella fuga da Palmanova. Ma credo d’aver capito, soprattutto ora, leggendo questi appunti, il suo tormento.
Il trattato di Cassibile, che sanciva l’armistizio con gli alleati americani-inglesi, annunciato agli italiani dal generale Badoglio la sera del 8 settembre 1943, generò il caos più totale.
Armistizio poteva essere sinonimo di pace e resurrezione, fine della guerra. E questa fu la reazione istantanea di chi combatteva stremato da quasi due anni. Ma la mancanza di chiare informazioni ufficiali creò confusione, dubbi e panico, tali da far sorgere il sospetto che il proclama poteva essere un’arma a doppio taglio: i tedeschi, alleati fino a pochi istanti prima, non avrebbero gradito il “tradimento” e probabilmente la vendetta si sarebbe rivelata presto drammatica.
La fuga del comandante e di alcuni ufficiali con gli apparecchi, i saccheggi di magazzini e reparti all’interno dell’aereoporto di Gorizia, l’invito alla calma, senza rassicuranti spiegazioni, da parte del Colonnello, accrescevano l’incertezza. Poi, la marcia notturna verso Palmanova e soprattutto la consegna di armi e munizioni al Comandante dell’autocolonna, Maggiore Vito Mussolini, nipote del Duce, fecero scattare il lampo di fuga dei tre temerari, mio papà e due commilitoni piemontesi. Per chi non riuscì ad evitare di salire su quel treno che da Palmanova giungeva in Germania, la vita divenne l’inferno e per i più non ci fu ritorno.
Brevi istanti per scelte immediate e definitive: ubbidire o disubbidire, seguire il dictat fascista di Mussolini o ribellarsi e fare resistenza, salire su quel treno o fuggire, forse morire o forse sopravvivere.
Quella scelta della fuga evitò la morte nei campi di concentramento, anche se non fu senza tormenti e conseguenze: per quasi altri due anni la guerra proseguì soprattutto tra fazioni interne, tra fascisti e partigiani. Mio papà si arruolò nei partigiani.
Trascrizione del manoscritto
1° Nucleo Addestramento Aereosiluranti Aereoporto di Gorizia
8 settembre 1943
Grande notizia: Armistizio (Resurrezione!)
ore 21 – Adunata generale disposta per plotoni armati in attesa di ordini
ore 24 – Cessato pericolo e ritorno in branda con notte inquieta
9 settembre
ore 6 – Sveglia
ore 8 – Adunata per reparti.
Il nostro comandante, dopo un breve discorso di invito alla calma, ci lascia in abbandono, scappando con apparecchi e con diversi ufficiali.
ore 10 – Saccheggio, da parte del personale, di tutti i magazzini, in particolare del reparto montatori
ore 11 – Pronti per la fuga, ma fermati con parole ferree dal sig. Colonnello comandante dell’aereoporto
ore 12 – Rancio normale con pasta asciutta
Pomeriggio, in apparenza calmo, con vociferazioni di poca importanza
10 settembre
Per l’intera giornata niente di notevole
Nel tardo pomeriggio la compagnia dei tre si raduna in una cameretta a parte per essere pronti ad ogni eventuale servizio
11 settembre
ore 8 – Sveglia – Tutto prosegue calmo, senza distinzioni di grado
ore 12 – Rancio scarso in fila
ore 13 – Puntate in cucina per rifornimento di panini e bistecche di maiale
ore 14 – Ricognizione a tutti i magazzini, senza risultati importanti
ore 16 – I ribelli ci invitano alla resa, per non cadere in mano dei tedeschi
ore 17 – Preparazione ed armamento dell’aereoporto, contro ogni eventuale attacco dei ribelli
ore 22 – Adunata per la fuga, preparazione dei bagagli in grande stile e saccheggio circolo specialisti, con notevoli risultati
ore 22,30 – Partenza in Autocolonna, lasciando il campo in disordine e senza poter asportare tutto il corredo.
La marcia è lunga e dura ma, malgrado tutto, un autocarro ci rimorchia sopra i parafanghi
12 settembre 1943
ore 2 – In una fitta boscaglia siamo stati fermati dai ribelli a raffiche di mitraglia. Non avendo avuto ordini di contrattaccare, la sparatoria durò poco e terminò con la perdita di due autoambulanze.
ore 6 – Arrivo a Palmanova. Consegna delle armi e munizioni al Comandante dell’autocolonna, Maggiore Vito Mussolini, nipote del Duce (per consegna ai tedeschi)
Distribuzione di viveri e ripartenza verso la stazione di Palmanova con inizio Calvario
Abbandono dell’autocolonna e fuga con due compagni
ore 8 – Rifugio presso un casolare, abitato da una famiglia ospitale, in un villaggio fuori le mura di Palmanova. Riposo e vendita di corredo personale e di alcuni generi alimentari.
ore 22 – Partenza con direzione Cervignano del Friuli
ore 24 – Arrivo a Cervignano e riposo sul marciapiede per circa 4 ore
13 settembre 1943
ore 4 – Partenza per Mestre. Viaggio duro e tormentato
ore 10 – Arrivo a Mestre con sparatoria movimentata sotto i tiri dei carri armati tedeschi. In fuga verso le campagne, lasciamo sulle scarpate diversi morti
ore 12 – Dopo una breve marcia campestre, riposo in una casa colonica, con vendita degli ultimi capi di corredo
ore 16 – Ripartenza per la via dei campi
ore 19,30 – Arrivo in una fattoria della campagna padovana. Riposo e conforto di una maestrina di nome Bianca
14 settembre 1943
ore 8 – Partenza con direzione Vicenza. Il viaggio è tranquillo e confortato dai consigli della popolazione che incontriamo
ore 14,30 – sosta per rancio a secco in aperta campagna, approfittando di mais e uva matura
ore 19 – Arrivo a Sarmego, dove troviamo ristoro e pernottamento in una fattoria fra contadini molto accoglienti
15 settembre
ore 6 – Sveglia e ripartenza verso Tavernelle
ore 7 – Colazione in campagna con pane secco, uva e acqua
ore 8 – Attacco alle montagne: la marcia in salita è dura e faticosa, ma il nostro morale è sempre alto
ore 10,30 – In prossimità di Longare incontriamo un autocarro tedesco. Alcuni istanti di ansia, ma poi tutto procede senza incidenti.
La salita lungo strade rocciose, sotto i raggi cocenti del sole ci toglie tutte le forze e la possibilità di proseguire.
Ore 14,30 – Breve riposo e ristoro con un piccolo piatto di minestra e un po’ di vino
ore 15,30 – Si riparte con più vigore
ore 17 – Altro ristoro e riposo veloce presso una baita in cima a quei monti, e ripartenza verso Tavernelle, sempre guidati dalle informazioni dei contadini
ore 19 – Partenza in treno dalla stazione di Tavernelle verso Verona. Viaggio molto movimentato, poiché i tedeschi perquisivano tutti i convogli tra Verona e Brescia. La scampammo anche questa volta.
Ore 24 – arrivo a Treviglio, ospiti dell’albergo della luna, avvolti da una fitta nebbia e dal lontano latrare di cani. La stanchezza, la fame e il calore umano della vicinaza ci conciliano subito il sonno.
16 settembre
Ore 7 – risveglio indolenziti, infreddoliti ed inumiditi, ma anche subito rincuorati da alcuni contadini che ci danno ristoro con polenta e latte. Si programma il rientro alle nostre case, la necessità di percorsi diversi, di dividerci .
Ore 12 – Pranzo speciale a base di polenta , formaggio e fagiolini. Il morale è alto. Si riposa ancora e si cena in un’altra cascina vicina, confortati da famiglie ospitali e belle ragazze. Dormiamo nel fienile.
17 settembre
ore 5 – sveglia e pronti per la partenza da Treviglio a Milano. Qui i nostri destini si dividono e ciascuno rientra a casa, presso la propria famiglia.
Ore 16 – per me arrivo finalmente a Grosotto.
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