L’uomo del Similaun

Nuovi respiri sulla interpretazione di Oetzi, l’uomo trovato nel 1991, nei pressi del rifugio del Similaun, sulla cresta tra la Val Venosta trentina e la Val Senales austriaca. Studiato e conservato ad Innsbruk fino al 1993, poi trasferito nel museo di Bolzano.

Le prime ricerche portano al ritrovamento di una selce mesolitica, seguita da altre, e da un sito mesolitico scoperti dal dott. Nisi. Importanza del metodo di ricerca: pedagogico, che abbia una ricaduta sulla crescita delle persone. Intelligenza, da intelligere=inter ligare. Collegare le scoperte con le varie culture per trovare una continuità col presente ed un senso al nostro vivere.

Usare l’emisfero cerebrale destro– più sviluppato nelle femmine – dove nasce l’intelligenza creativa, intuitiva, l’emotività, la sensibilitàl’empatia, la capacità di sintesi (mentre nel lobo sinistro, più prettamente maschile, risiede l’intelligenza analitica, razionale, scientifica, numerica).

Non bisogna quindi limitarsi a studiare Oetzi, come un uomo isolato, ma ricercare a 360°, nell’ambiente naturale ed umano tutti gli elementi che possano ricostruirne la storia. Osservando sassi, cime, sentieri e soprattutto vivendo e conoscendo le persone che ancora oggi abitano quei luoghi e sono custodi e testimoni di valori e tradizioni, possiamo recuperare le nostre origini. Nisi scopre percorsi mesolitici ancora oggi conservati con le stesse caratteristiche e funzioni: dalla Val Senales e dalla Valle dell’Adige e Val Venosta, inseguendo l’erba, stambecchi camosci e marmotte, seguiti da pastori e cacciatori, salivano fino ai 2000-2200 m. in giugno e scendevano a settembre. Questa ritualità della transumanza ha generato una forma di colonizzazione della montagna conseguente al disgelo glaciale, al mutare delle condizioni climatiche ed all’istinto di sopravvivenza. Dalla pianura di Remedello lungo il corso dei fiumi: Valle dell’Adige- Valpolicella-M.te Baldo-M.te Stivo-M.te Bondone. Dalla Val Venosta-P.so di Silandro –Val Senales. Lungo questi percorsi si sono rinvenuti siti in continuità abitativa dal mesolitico all’età del bronzo medio: selci, carboni, stele, coppelle.

La coppella nella cultura della Dea Madre, che si protrae anche dopo il neolitico, si identifica con la divinità femminile: è depressione, cavità interiore in cui seminare, fecondare . Qui si origina la vita. Il terzo nasce dall’unione dei due. Le coppelle sono associate anche alla sepoltura perché sono cavità, scavate all’interno di una superficie, come le tombe in cui vengono deposti i morti. Anche le spirali, i meandri e le figure collariformi sono legate a questa religione. Sono simbolo di penetrazione, di vita, di infinito, di perfezione. Anche il maiale, l’ariete ed il bove sono associati alle dea della fertilità. All’interno delle coppelle forse vi era acqua santa che doveva far rinascere, proprio perché tolta dalla cavità. Il maschio in natura ha paura e timore della donna, perché potente, capace di trasformarsi: gonfia il suo corpo, contiene e poi espelle un altro essere, lo nutre da sola. L’uomo cerca quindi di contrastare questa potenza femminile con dei simboli: pugnali, ascie, alabarde. Siamo nell’età dei metalli, che inizia con l’età del rame ed il pugnale diviene simbolo del fallo, ossia della potenza e dell’energia maschile. Pugnali di Remedello. Il sesso non è inteso in senso etico o religioso. Dal triangolo pubico ha origine la vita, quindi vengono venerate le morfologie triangolari: stele, cime, montagne ecc.. In Valcamonica, durante i giorni dell’equinozio a marzo e settembre, al sorgere del sole, il pizzo Badile viene proiettato verso il cielo come un gigantesco fallo, che verso il tramonto pare penetri nella frontale Concarena. E’ un fenomeno singolare prodotto da una fusione di luce-ombra, pulviscolo atmosferico ed umidità. Verticalizzazione dello sguardo e collegamento con l’al di là. Venerazione del sole, quale fonte di energia e di vita. Triangolo pubico unito alla materia-metallo, che si fonde col calore del sole. Teoria degli opposti (l’arma che uccide e salva…) e continua ricerca di equilibrio tra Yn e Yang, che insieme devono formare l’intero, il sole. La parte nobile si trova nelle parti superiori della persona: nel cervello, nel cuore e nei polmoni. Se credo nell’al di là e nell’anima, essa la devo collocare in questa parte migliore del corpo.La posizione dell’uomo del Similaun è quella del bimbo nell’utero materno. Non è quindi morto ucciso o per assideramento, ma è stato portato lì, deposto e composto in quella posizione tipica di una cultura, quella Remedelliana. Mani chiuse. Arco, ascia, stiralacci, spilloni.

Alcuni miei appunti dalla Conferenza sull’UOMO DEL SIMILAUN  – dott. Domenico Nisi, Grosio, 2004.

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  • Ultima modifica dell'articolo:18/01/2022

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