
Oratorio del S.S.mo Crocifisso, detto anche Gésa di Colonèli
Fra i monumenti che danno lustro al centro storico di Grosotto si deve certamente annoverare il settecentesco oratorio dedicato al S.S. Crocifisso. L’edificio è prospiciente la piazzetta all’incrocio della via Patrioti con via S. Rocco, in prossimità dell’omonima pittoresca cappella dalla singolare pianta esagonale, dedicata al santo pellegrino, protettore contro le pestilenze. Proprio per tale vicinanza, nella popolazione locale sta subentrando l’errata credenza che anche l’attiguo oratorio sia intitolato a S. Rocco.
L’elegante edificio è stato donato in anni recenti dai congiunti Felesina, ultimi proprietari, alla locale parrocchia che ha lodevolmente provveduto al ripristino della copertura fatiscente. Si è trattato di un intervento essenziale, onde evitare un ulteriore degrado delle decorazioni interne, ma deve essere considerato solo come punto di partenza per un progressivo recupero dell’intera struttura all’originario splendore. Le presenti note, redatte per amorevole interessamento dell’ins. Ada Felesina, già comproprietaria dell’oratorio, si propongono pertanto di illustrarne gli aspetti salienti dal punto di vista storico e artistico al fine di sensibilizzare la popolazione locale sulla necessità di interventi di restauro e di valorizzazione del sacro edificio.
La storia
Questa importante testimonianza di arte e di fede si deve all’iniziativa di Giovanni fu Martino
Dell’ Acqua che la volle erigere “per comodo e divozione della sua famiglia e a vantaggio di tutta la popolazione di Grosotto”. E’ lui stesso a motivarne gli scopi nell’istanza formale inviata, in data 28 maggio 1752, al vescovo di Como Agostino Neuroni tendente a ottenere l’approvazione ecclesiastica. Avuto un sollecito assenso, egli iniziava subito fabbrica. Infatti, il 15 giugno dello stesso anno, Gervasio Nicolò Stoppani, vicario foraneo e prevosto di Grosotto, benediceva la posa della prima pietra e, contestualmente, il pio promotore provvedeva a dotare l’erigenda chiesa di alcuni fondi siti nella contrada del Cantone. Nel settembre del 1756 la costruzione dell’oratorio risultava già ultimata e il Dell’Acqua chiedeva alla curia comense che lo stesso venisse consacrato e aperto al culto. Nel 1777, al fine di migliorare tale patrimonio, il Dell’Acqua permutava i fondi della donazione iniziale con una casa attigua alla chiesa detta “la torre de’ monti”, toponimo ora più comunemente noto come Torraccia. Nel frattempo a tali beni si erano aggiunti pure quelli lasciati per testamento, in data 15 settembre l756, da Maria Giacomina fu Giovan Pietro Galeazzi, moglie del fondatore. La testatrice spirava cinque giorni dopo aver dettato le sue ultime volontà e, dopo la morte del fondatore, avvenuta il 3 aprile 1784, il diritto di giuspatronato passava all’unico figlio maschio Giovan Pietro Vincenzo, quindi, in successione, alla figlia Celeste, nata il 24 febbraio 1780, e alla nipote Caterina, nata il 27 febbraio 1799, maritata Foliani. Nel corso dell’Ottocento l’edificio sacro perveniva infine alla famiglia Trinca Colonel. Per tale motivo l’oratorio è anche
popolarmente noto come la gesìna di Colonèli. Sappiamo infine che nel corso della guerra 1915-18 la Struttura fu adibita a ricovero delle truppe e che venne riconciliata nel 1923 su istanza delle sorelle Trinca.
A margine di questo breve excursus è opportuno fornire qualche ulteriore notizia sulla famiglia Dell’ Acqua, committente della fabbrica. L’ampia struttura dell’edificio, il bel portale, la sontuosa decorazione a Stucchi e quadrature, unitamente ai pregi artistici dell’altar maggiore denotano non solo una buona disponibilità finanziaria ma anche un notevole gusto estetico. Non sappiamo da dove derivassero le fortune di Giovanni Dell’ Acqua, ma è certo che all’epoca della costruzione doveva godere in paese di credito e di stima, tant’è che nel 1754 ricopriva la carica di decano di Grosotto. Egli era poi validamente affiancato dalla moglie Maria Giacomina fu Pietro Galeazzi, donna determinata e intraprendente, come emergerebbe dalle filze notarili del tempo dove compare in numerose transazioni commerciali. Per quanto riguarda invece le scelte artistiche è importante sapere che la moglie era nipote di due sacerdoti acculturati e dediti a opere pie. Per parte patema poteva contare sui pareri e sui giudizi di Eusebio Galeazzi, fondatore nel 1738 di una cappellania all’altare della Beata Vergine del Rosario nella parrocchiale di S. Eusebio. lnoltre, il sacerdote Gian Matteo fu Alberto Venzoli, fratello di sua madre Caterina aveva lasciato un legato a favore dei poveri del paese. Il Venzoli, nato a Grosotto nel 1691, aveva perfezionato gli studi filosofici e teologici a Vienna e, ordinato sacerdote nel 1719, aveva poi esercitato il suo ministero a Grosotto fino alla morte avvenuta nel 1769. Alla sua memoria è stata intitolata la casa di riposo per anziani, inaugurata nel 1967.
Aspetti artistici
Se le vicende storiche dell’edificio risultano ben dettagliate grazie a una puntuale documentazione, non si può dire altrettanto per quanto riguarda gli artisti che vi hanno operato, in quanto, per ora, dallo spoglio archivistico non è sortita alcuna indicazione. Come è già stato evidenziato, l’ampia cappella ad aula unica, coronata da campaniletto bulbiforme, fu eretta a partire dal 1752, data della posa della prima pietra, e doveva risultare ultimata, se non già l’anno successivo, certamente nel 1756, quando venne chiesta alla competente autorità diocesana la facoltà di far benedire l’edificio.
Non si ha la certezza assoluta che all’atto dell’autorizzazione all’apertura al culto, prontamente concessa, la decorazione e gli arredi della cappella fossero stati tutti perfezionati così come appaiono ora ai nostri occhi. Ciò, ovviamente, risulterebbe di estrema importanza per poter datare le opere esistenti e magari azzardare anche qualche ipotesi attributiva. L’edificio doveva però già risultare completato in modo molto dignitoso stante le riserve avanzate dal parroco non tanto sul decoro dell’oratorio quanto sulla regolamentazione delle funzioni che vi si sarebbero celebrate, preoccupato di evitare che si sovrapponessero a quelle della vicina parrocchiale.
La lineare facciata della chiesa è impreziosita da un bel portale in pietra verde locale avente, al centro del fastigio, una targa in marmo bianco con la scritta Respice in faciem Christi tui e la data 1753. Di pregevole fattura risultano pure i due battenti che danno accesso all’edificio, coevi al portale, con riquadri in rilievo a cornici modanate. All’interno, in controfacciata, abbiamo una balconata lignea con frontale mosso, decorato con rondelle intagliate in stile Rococò. La volta della navata come l’abside del presbiterio sono affrescate con motivi a quadratura di buona fattura. Questa tecnica di decorazione murale con finte prospettive, tendenti ad ampliare gli spazi architettonici con effetti a trompe l’ oeil, ebbe particolare successo in Valtellina nella seconda metà del 1700 dove operarono, fra gli altri, Giuseppe Coduri, i fratelli Torricelli e Ferdinando Crivelli con suo figlio Giuseppe. A questi ultimi, attivi anche a Ponte e nel Palazzo Salis di Tirano, si deve in particolare la decorazione dei due altari laterali di destra del Santuario di Grosotto, lavori eseguiti nel 1764 e nel 1766. Probabilmente si tratta degli stessi autori delle quadrature dell’oratorio a motivo di alcuni stilemi che accomunano gli affreschi dei due edifici quali, ad esempio: le tonalità rosate, i motivi floreali rosa e azzurri e i contorni architettonici molto marcati. Il monumentale altare maggiore, in legno laccato a venature marmoree, ha al centro tre belle statue lignee raffiguranti il Crocifisso con la Vergine e S. Giovanni. Ai lati dell’altare, incorniciati da ghirlande floreali, sono affrescati due ovali con San Pietro orante e Santa Maria Maddalena penitente. Anche la navata è ricca di decorazioni, con due altari addossati alle pareti con fregi in stucco di buona fattura che incorniciano due tele, molto rovinate, raffiguranti l’Assunta e San Vincenzo Ferreri.
Infine, in prossimità dell’ingresso si fronteggiano due modesti affreschi con San Giovanni
Evangelista e la famiglia di Maria Vergine in cornici di stucco semplici ma eleganti.
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A conclusione di queste brevi note è impossibile non condividere l’auspicio espresso nel 1899 dal vescovo di Como Teodoro Valfré di Bonzo al parroco di Grosotto “a voler con efficaci esortazioni indurre codesta religiosa popolazione a prestarsi coll’opera e col denaro ai restauri necessari al predetto oratorio, onde conservarlo al nobile e santo suo destino”. L’appello del vescovo resta tutt’ora di estrema attualità.
(Gabriele Antonioli, il 15.10.2008)