Canti tratti dal repertorio del Coro Gruppo folcloristico di Grosio, anni 1976-1981
Direttore: Avv. Vittorio Del Curto. Vice direttori: Amedeo Pruneri e Marino Antonioli
Grosio è così
(Canto creato sulla melodia di Nannì, con testo adattato alla realtà grosina da Leo Tancini, 1958)
E’ Grosio di Valtellina
la gemma più preziosa,
a Grosio ogni bambina
è un bel bocciòl di rosa
D’estate matura il grano
settembre ha l’uva d’or
e a sera piano piano
si fa l’amor
C’è il suono delle campane
e delle chiesette alpine
che vanno lontan lontano
a onore dei Grosini
Quel suono al mondo dice
che siam lavorator
e che il Grosino ha un cuore
pieno d’amor
Andiamo sulle montagne
a cogliere stelle alpine
per darle alle compagne
nostre belle bambine.
Poi a sera dalla morosa
col mazzolin dei fior
ci diamo un bel bacino
bacin d’amor.
E’ Grosio di Valtellina
la gemma più preziosa
a Grosio ogni bambina
è un bel bocciòl di rosa.
L’usignolo
Se diventar potessi un usignolo
cantar vorrei la mesta mia canzone.
Vorrei con l’ali mie spiegare il volo
e far presso di te la mia prigione.
Ogni mattina ti sveglierei col canto
ed alla sera ti addormenterei.
E tu gentile,
tu che mi amasti tanto,
confondendo i tuoi baci
coi baci miei.
Ma non sono l’usignolo!
Sono il tuo Adamo.
Ti chiedo baci,
perchè t’amo.
Perchè april non è aprile
senza un fiore,
perchè amor senza baci
non è amore.
Perchè april non è aprile
senza un fior,
perchè amor senza baci
non è amor.
Che val
(Anonimo del 600)
Che val se scende candida la neve
Che val se la campagna è silente
Quando dal cuor amor vita riceve
Vampa la fiamma dell’amore ardente.
Brillan nel ciel le stelle della sera
E non si asconden pria che ‘l spunti il dì.
Compagni arrivederci a primavera
Io sono felice
La mia stella è qui.
Viva Noè
(Canto conviviale trentino del 900)
Viva Noè, gran Patriarca
salvato dall’arca
sapete il perché?
Perchè fu l’autore
di un simil liquore
che allegri ci fa
ah ah ah ah ah ah (ripetere)
ah ah ah ah ah ah (ripetere)
Bevevano i nostri padri
eh eh
Bevevano le nostre madri
eh eh
e noi che figli siamo,
beviam beviam beviam!
Del bianco moscatel,
del nero berzamin,
se ne avessi un botticello,
vorria veder la fin
Trille trille
quel ciombo la-ri-le-le-la
trille trille
quel ciombo la-li-le-le-ra
Oh che gioia
oh che contento
giubilar il cuor mi sento
oh che gran felicità
quel ciombo la-ri-le-le-ra
quel ciombo la-li-le-le-ra
Già mi par che la testa vacilli
ed il tempo più fosco si fa-più fosco si fa
Beviamo amici
beviamo a piano
che non si muore
in gioventù.
Passano gli anni
si beve più.
Passano gli anni
si canta più.
Ma se, ma se,
ma se vulì che canti
lassém, lassém,
lassém bagnà la buca.
Sotto al vasèl che guta
allora canterò
E sotto al vaselin che guta
allora canterò.
Primavera
Torna il mattino a splendere,
tornan le rose e i fiori;
in primavera tornano ai prati le viole;
torna il sereno al turbine
che viene a paventar.
Tu sola inesorabile
a me non vuoi tornar.
Tu sola inesorabile
a me non vuoi tornar.
Ai vecchi nidi intrecciano
i lor novelli amori
le rondini e le tortore;
l’ape se ‘n torna ai fiori:
anche l’ardente sabbia
torna a baciare il mar.
Tu sola inesorabile
a me non vuoi tornar.
Tu sola inesorabile
a me non vuoi tornar.
Quando ti dico abbracciami
con desiderio ardente,
pigliarti fra le braccia,
stringerti al cuor fremente,
sulla tua bocca rossa
deh, lasciati baciar.
Una sola volta e l’ultima
a me tu vuoi tornar.
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Che val
(Anonimo del 600)
Che val se scende candida la neve
Che val se la campagna è silente
Quando dal cuor amor vita riceve
Vampa la fiamma dell’amore ardente.
Brillan nel ciel le stelle della sera
E non si asconden pria che ‘l spunti il dì.
Compagni arrivederci a primavera
Io sono felice
La mia stella è qui.
Viva Noè
(Canto conviviale trentino del 900)
Viva Noè, gran Patriarca
salvato dall’arca
sapete il perché?
Perchè fu l’autore
di un simil liquore
che allegri ci fa
ah ah ah ah ah ah (ripetere)
ah ah ah ah ah ah (ripetere)
Bevevano i nostri padri
eh eh
Bevevano le nostre madri
eh eh
e noi che figli siamo,
beviam beviam beviam!
Del bianco moscatel,
del nero berzamin,
se ne avessi un botticello,
vorria veder la fin
Trille trille
quel ciombo la-ri-le-le-la
trille trille
quel ciombo la-li-le-le-ra
Oh che gioia
oh che contento
giubilar il cuor mi sento
oh che gran felicità
quel ciombo la-ri-le-le-ra
quel ciombo la-li-le-le-ra
Già mi par che la testa vacilli
ed il tempo più fosco si fa-più fosco si fa
Beviamo amici
beviamo a piano
che non si muore
in gioventù.
Passano gli anni
si beve più.
Passano gli anni
si canta più.
Ma se, ma se,
ma se vulì che canti
lassém, lassém,
lassém bagnà la buca.
Sotto al vasèl che guta
allora canterò
E sotto al vaselin che guta
allora canterò.
Primavera
Torna il mattino a splendere,
tornan le rose e i fiori;
in primavera tornano ai prati le viole;
torna il sereno al turbine
che viene a paventar.
Tu sola inesorabile
a me non vuoi tornar.
Tu sola inesorabile
a me non vuoi tornar.
Ai vecchi nidi intrecciano
i lor novelli amori
le rondini e le tortore;
l’ape se ‘n torna ai fiori:
anche l’ardente sabbia
torna a baciare il mar.
Tu sola inesorabile
a me non vuoi tornar.
Tu sola inesorabile
a me non vuoi tornar.
Quando ti dico abbracciami
con desiderio ardente,
pigliarti fra le braccia,
stringerti al cuor fremente,
sulla tua bocca rossa
deh, lasciati baciar.
Una sola volta e l’ultima
a me tu vuoi tornar.
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